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Parodontite e malattia parodontale: sintomi, cause, cura e prevenzione

7 ore fa
Tempo di lettura: 10 min

In Italia il 60% della popolazione adulta convive con una qualche forma di malattia parodontale, e nel 15% dei casi la parodontite raggiunge una forma grave, con un rischio concreto di perdere i denti. Sono numeri alti, spesso sottovalutati: nelle fasi iniziali questa malattia non fa male e non si vede allo specchio, ma può danneggiare in silenzio i tessuti che sostengono i denti per anni prima di manifestarsi in modo evidente.


La parodontite, chiamata anche malattia parodontale o, nel linguaggio comune, piorrea, è una malattia infiammatoria cronica di origine batterica che colpisce i tessuti di supporto del dente: la gengiva, il legamento parodontale (la struttura fibrosa che ancora la radice del dente all'osso), il cemento radicolare e l'osso alveolare, cioè l'osso della mascella e della mandibola che circonda e sostiene le radici dentali. Se non viene diagnosticata e trattata in tempo, porta alla progressiva distruzione di questi tessuti, con conseguente mobilità dei denti e, negli stadi più avanzati, la loro perdita.


A differenza della gengivite, che è reversibile e coinvolge solo la gengiva superficiale, la parodontite provoca danni all'osso alveolare che non si recuperano spontaneamente. Con una terapia adeguata, non chirurgica o chirurgica, a seconda dello stadio della malattia, è però possibile arrestarne la progressione e preservare i denti a lungo termine. In questa guida vediamo insieme cause, sintomi, stadi, modalità di diagnosi, opzioni di cura e prevenzione della malattia parodontale, con l'obiettivo di aiutarti a riconoscerla in tempo.



Cos'è la parodontite: definizione e differenza con gengivite e piorrea

Nel linguaggio comune e nelle ricerche online, parodontite, malattia parodontale e piorrea vengono spesso usati come sinonimi, ma non indicano esattamente la stessa cosa. "Malattia parodontale" è il termine ombrello che comprende tutte le patologie infiammatorie a carico del parodonto, cioè l'insieme dei tessuti che sostengono il dente. "Piorrea" è invece il nome popolare, oggi meno usato in ambito clinico, con cui si indicava tradizionalmente la parodontite negli stadi più avanzati, quando compare la fuoriuscita di pus (da cui il termine, dal greco "flusso di pus") dalle tasche gengivali infiammate.


È importante distinguere la parodontite dalla gengivite: la gengivite è un'infiammazione limitata alla gengiva superficiale, provocata dall'accumulo di placca batterica, ed è completamente reversibile con una corretta igiene orale e un'igiene professionale. La parodontite, invece, è lo stadio successivo e più grave: l'infiammazione si estende in profondità e coinvolge anche il legamento parodontale e l'osso alveolare, con perdita di tessuto che non si rigenera da sola.


Un'ultima precisazione terminologica utile: il termine "parodontosi", ancora molto cercato online, è oggi considerato improprio e non fa più parte della classificazione internazionale delle malattie parodontali. Chi lo usa intende quasi sempre riferirsi alla parodontite: se hai trovato questa pagina cercando "parodontosi", i contenuti di questa guida rispondono comunque alle tue domande.



Cause e fattori di rischio della malattia parodontale

La causa primaria della parodontite è la placca batterica, la pellicola appiccicosa di batteri che si forma costantemente sui denti, che se non viene rimossa con una corretta igiene orale si mineralizza trasformandosi in tartaro. Il tartaro, a differenza della placca, non può più essere rimosso con lo spazzolino: richiede una seduta di igiene professionale. La presenza di placca e tartaro è una condizione necessaria ma non sufficiente allo sviluppo della malattia: la risposta infiammatoria dell'organismo e alcuni fattori di rischio determinano se, e con quale velocità, la gengivite evolve in parodontite.


I principali fattori di rischio riconosciuti dalla letteratura scientifica sono:


  • Fumo: è il fattore di rischio modificabile più importante; riduce l'afflusso di sangue alle gengive, mascherandone i sintomi e rallentando la guarigione dei tessuti.

  • Predisposizione genetica: circa il 30% della popolazione presenta un profilo genetico che aumenta la suscettibilità alla malattia parodontale, anche in presenza di una buona igiene orale.

  • Diabete non controllato: un legame bidirezionale su cui torniamo più avanti in questa guida.

  • Gravidanza: le variazioni ormonali aumentano la sensibilità delle gengive all'infiammazione (approfondiremo questo tema in una guida dedicata alla salute orale in gravidanza).

  • Stress cronico: influisce sulla risposta immunitaria e sulle abitudini di igiene orale.

  • Alcuni farmaci: anticonvulsivanti, immunosoppressori e altri farmaci possono favorire infiammazione gengivale o interferire con la guarigione dei tessuti.

  • Bruxismo: il serramento o digrignamento dei denti non causa da solo la parodontite, ma può accelerarne la progressione nei siti già infiammati, sovraccaricando i tessuti di sostegno.


Conoscere i propri fattori di rischio personali è utile per calibrare la frequenza dei controlli: chi fuma, ha familiarità con la malattia parodontale o è diabetico dovrebbe sottoporsi a controlli più ravvicinati rispetto alla popolazione generale.



Sintomi della parodontite: come riconoscerla prima che sia troppo tardi

Il punto più importante da comprendere sui sintomi della parodontite è che, nelle fasi iniziali, la malattia è quasi sempre asintomatica: non provoca dolore e i segni possono passare inosservati per mesi o anni. Questo è anche il motivo principale per cui la parodontite viene spesso diagnosticata tardi, quando il danno ai tessuti è già significativo.


Segnali precoci, spesso ignorati

  • Sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento o, più significativamente, durante il sondaggio parodontale eseguito dal dentista o dall'igienista

  • Gengive gonfie, arrossate o che appaiono leggermente ritirate rispetto al dente

  • Alito cattivo persistente (alitosi), che non migliora con la normale igiene orale


Segnali avanzati

  • Mobilità dentale, cioè denti che si muovono in modo percettibile

  • Recessione gengivale, con denti che appaiono "più lunghi"

  • Tasche parodontali profonde, cioè spazi tra dente e gengiva aumentati per la perdita di attacco dei tessuti

  • Presenza di pus alla pressione della gengiva

  • Spostamento o comparsa di spazi tra i denti, in particolare quelli anteriori


Proprio perché nelle fasi iniziali la parodontite non dà segnali evidenti, l'unico modo per una diagnosi precoce è una visita con sondaggio parodontale, indipendentemente dalla presenza o meno di sintomi percepiti. Aspettare la comparsa di dolore o mobilità dentale significa, quasi sempre, intervenire quando il danno è già avanzato.



Stadi della parodontite: dalla gengivite allo stadio IV (classificazione BSP/EFP 2017)


Dal 2017 la comunità scientifica internazionale (BSP, British Society of Periodontology, ed EFP, European Federation of Periodontology) utilizza un sistema di classificazione della parodontite basato su stadi (da I a IV, che indicano la gravità e l'estensione del danno) e gradi (da A a C, che indicano la velocità di progressione prevista e i fattori di rischio individuali). Questo sistema ha sostituito le vecchie classificazioni e permette una diagnosi più precisa e un piano di cura personalizzato.


Stadio

Gravità

Caratteristiche principali

Stadio I

Lieve

Perdita ossea minima, tasche parodontali poco profonde

Stadio II

Moderata

Perdita ossea moderata, tasche più profonde, danno ancora gestibile

Stadio III

Grave

Perdita ossea significativa, rischio concreto di perdita di uno o più denti

Stadio IV

Grave con compromissione funzionale

Perdita ossea estesa, con compromissione della funzione masticatoria e possibile mobilità dentale diffusa

Schema semplificato a scopo informativo. La classificazione clinica esatta viene definita dal parodontologo sulla base di sondaggio parodontale, radiografie e storia clinica del paziente.


Al sistema di stadiazione si affianca il grado (A, B o C), che tiene conto di elementi come la velocità di progressione osservata nel tempo, l'abitudine al fumo e la presenza di diabete: due pazienti con lo stesso stadio possono avere un grado diverso, e quindi un rischio diverso di aggravamento, il che influenza la frequenza dei controlli di mantenimento.



Diagnosi: il sondaggio parodontale e la cartella parodontale

La diagnosi della parodontite si basa su una visita clinica specialistica che comprende il sondaggio parodontale: la misurazione, con una sonda millimetrata, della profondità del solco tra dente e gengiva in sei punti per ogni dente. Questa misurazione permette di individuare la presenza e la profondità delle tasche parodontali, indicatore chiave della gravità della malattia.


Al sondaggio si affiancano esami radiografici, ortopantomografia (OPT, la panoramica dentale) o radiografie endorali mirate, che permettono di valutare con precisione il livello di osso alveolare residuo attorno alle radici dei denti, informazione che il solo esame clinico non può fornire.


L'insieme di questi dati viene raccolto nella cartella parodontale, un documento che fotografa la situazione al momento della visita e che viene aggiornato nel tempo: è lo strumento che permette di monitorare l'andamento della malattia, verificare l'efficacia della terapia e programmare i richiami di mantenimento.



Cura della parodontite: dalla terapia non chirurgica agli interventi rigenerativi

Una premessa importante prima di descrivere il percorso di cura: la parodontite non si "guarisce" nel senso tradizionale del termine, perché i tessuti già persi (in particolare l'osso alveolare) non tornano spontaneamente come prima. L'obiettivo della terapia parodontale è controllare l'infezione e stabilizzare la malattia, fermandone la progressione e preservando i denti naturali il più a lungo possibile. Il percorso terapeutico segue tipicamente queste fasi:


1. Igiene professionale e motivazione del paziente.

Prima fase, in cui si rimuovono placca e tartaro sopragengivali e si istruisce il paziente su tecniche di igiene domiciliare efficaci.


2. Terapia Parodontale Non Chirurgica (TPNC).

Consiste in scaling e root planing, cioè la levigatura radicolare: la rimozione meccanica di placca e tartaro dalle superfici radicolari, anche sotto il margine gengivale, per eliminare le tossine batteriche e favorire il riattacco dei tessuti.


3. Rivalutazione parodontale.

A distanza di 6-8 settimane dalla TPNC, si rimisura la profondità delle tasche per valutare la risposta alla terapia e decidere i passi successivi.


4. Chirurgia parodontale, se necessaria.

Nei siti dove la terapia non chirurgica non è sufficiente (tasche residue profonde, difetti ossei importanti), si può ricorrere a interventi chirurgici mirati: accesso a lembo aperto per la pulizia diretta delle radici, resezione, oppure tecniche rigenerative con membrane e innesti ossei nei casi in cui è possibile recuperare parte dell'osso perso.


5. Mantenimento parodontale.

Fase a tempo indeterminato: richiami periodici, ogni 3-6 mesi in base al rischio individuale, per monitorare la situazione e prevenire recidive. È la fase più importante per la stabilità del risultato nel lungo periodo.


Per un approfondimento specifico sul trattamento, puoi consultare la nostra pagina dedicata alla cura della parodontite, oppure la pagina su cura e prevenzione della gengivite, utile se la tua situazione è ancora in una fase iniziale e reversibile.



Parodontite e malattie sistemiche: il legame con diabete, cuore e gravidanza

La parodontite non è una malattia isolata al cavo orale: la letteratura scientifica internazionale (studi pubblicati da EFP, Cochrane e riviste indicizzate su PubMed) ha documentato collegamenti significativi tra salute parodontale e salute generale, in particolare in tre ambiti.


Parodontite e diabete.

La relazione è bidirezionale: il diabete non ben controllato aumenta il rischio e la gravità della parodontite, e allo stesso tempo una parodontite non trattata rende più difficile il controllo della glicemia. Per questo motivo i pazienti diabetici seguono, al Centro Andriolo, un protocollo di controllo parodontale con frequenza maggiore rispetto alla popolazione generale.


Parodontite e malattie cardiovascolari.

Le tasche parodontali infiammate offrono una via di ingresso per i batteri responsabili della malattia, che possono raggiungere il circolo ematico. Diversi studi hanno osservato un'associazione tra parodontite cronica non trattata e un rischio aumentato di eventi cardiovascolari, pur trattandosi di un legame ancora oggetto di ricerca in termini di causalità diretta.


Parodontite e gravidanza.

Nelle donne in gravidanza, una parodontite non controllata è stata associata a un rischio aumentato di parto pretermine e basso peso alla nascita. È uno dei motivi per cui una visita di controllo parodontale è particolarmente consigliata prima o durante la gravidanza (l'argomento sarà approfondito in una guida dedicata alla salute orale in gravidanza).


Questi collegamenti sono uno dei motivi per cui, al Centro Andriolo, la valutazione parodontale non viene mai considerata un tema "solo estetico" o secondario, ma parte integrante della salute generale del paziente.



L'esperienza del Centro Andriolo in parodontologia

Il Centro Dentale Andriolo è attivo dal 1992 e riunisce oggi un team di 18 specialisti in 12 discipline odontoiatriche diverse, con un approccio multidisciplinare che, nella gestione della malattia parodontale, si traduce concretamente nella collaborazione tra parodontologo, igienista dentale e chirurgo implantare per i casi più complessi.


La parodontologia del Centro è seguita dal Dr. Gerardi Andrea, specialista in Odontoiatria estetica e riabilitativa, parodontologia, chirurgia orale e implantologia. Il Dr. Gerardi si occupa direttamente della valutazione diagnostica, della pianificazione del piano di cura e,degli interventi chirurgici rigenerativi su casi di parodontite in stadio avanzato (III-IV), incluse procedure come innesti gengivali e tecniche di gestione della recessione gengivale.


Alcuni risultati di questi trattamenti, con documentazione fotografica prima e dopo l'intervento, sono consultabili nella sezione Prima e Dopo del sito. È inoltre disponibile una video-testimonianza su un caso di rigenerazione ossea e parodontale seguito dal nostro team.


Per conoscere meglio il percorso professionale del Dr. Gerardi e l'intero team del Centro, la pagina Lo Studio raccoglie la presentazione di tutti gli specialisti e delle discipline seguite.



Prevenzione della malattia parodontale: igiene domiciliare e controlli periodici

La prevenzione della parodontite si gioca su due livelli: l'igiene orale quotidiana a casa e i controlli professionali periodici. Sul fronte domiciliare, gli strumenti fondamentali sono lo spazzolino (manuale o elettrico, l'efficacia dipende più dalla tecnica e dalla costanza che dal tipo scelto), il filo interdentale o lo scovolino per la pulizia degli spazi tra i denti, spesso trascurati ma determinanti per rimuovere la placca dove lo spazzolino non arriva, e, se indicato dal proprio dentista, un collutorio di supporto.


Sul fronte professionale, la frequenza raccomandata di igiene orale professionale è di almeno una seduta l'anno in assenza di fattori di rischio, mentre in presenza di malattia parodontale già diagnosticata (o di fattori di rischio significativi come fumo o diabete) è consigliabile una frequenza maggiore, ogni 3-6 mesi, come parte del percorso di mantenimento parodontale descritto in precedenza.


Il punto più importante resta però la diagnosi precoce: poiché la parodontite nelle fasi iniziali non dà sintomi evidenti, l'abitudine a una visita di controllo annuale con eventuale sondaggio parodontale è, insieme all'igiene quotidiana, il modo più efficace per prevenire l'evoluzione della malattia. Per la prevenzione quotidiana, puoi approfondire nella nostra pagina dedicata all'igiene orale.



Domande frequenti sulla parodontite

Qual è la differenza tra gengivite e parodontite?

La gengivite è un'infiammazione reversibile che coinvolge solo la gengiva superficiale. La parodontite è invece un danno irreversibile ai tessuti profondi di sostegno del dente, come l'osso alveolare e il legamento parodontale.


La parodontite si può guarire?

No: i danni già avvenuti all'osso alveolare non si recuperano spontaneamente. Con la terapia corretta è però possibile arrestare la progressione della malattia e stabilizzare la situazione a lungo termine.


La piorrea è contagiosa?

I batteri responsabili della malattia possono trasmettersi tramite la saliva, ad esempio con baci o posate condivise. Perché si sviluppi la parodontite, però, è necessaria anche una predisposizione individuale: non è quindi "contagiosa" nel senso comune del termine.


Quali sono i sintomi della parodontite nelle fasi iniziali?

Nelle fasi iniziali la parodontite è spesso asintomatica. I primi segnali possono essere sanguinamento gengivale al sondaggio, gengive leggermente gonfie e alito cattivo persistente. Solo una visita con sondaggio parodontale consente una diagnosi realmente precoce.


Quanto dura il trattamento della parodontite?

La fase attiva di terapia (TPNC) dura in genere 3-6 mesi, con più sedute. Segue poi una fase di mantenimento parodontale, con controlli ogni 3-6 mesi a tempo indefinito: non esiste un "trattamento concluso" in senso assoluto.


Parodontite e diabete: c'è un collegamento?

Sì, la relazione è bidirezionale: il diabete non controllato peggiora la malattia parodontale, e la parodontite non trattata rende più difficile il controllo della glicemia. I pazienti diabetici seguono generalmente un protocollo di controllo parodontale con frequenza maggiore.


Quanto costa il trattamento della parodontite?

Il costo varia in base allo stadio della malattia e al numero di sedute necessarie: non è possibile indicare un prezzo fisso senza una visita di diagnosi. Ti consigliamo di contattare il Centro Andriolo per una valutazione personalizzata.


Nota redazionale: in fase di pubblicazione su Wix, applicare schema markup FAQ a questa sezione e schema Article con Dr. Alessandro Cucchi come author entity.



Prenota una visita parodontale al Centro Dentale Andriolo di Creazzo

Se hai riconosciuto uno o più dei sintomi descritti in questa guida, o semplicemente non ricordi l'ultima volta in cui hai fatto un sondaggio parodontale, il modo più semplice per fare chiarezza è una visita di controllo. La valutazione iniziale serve proprio a capire se la malattia parodontale è presente e, in caso affermativo, in quale stadio si trova: prima si individua, più semplice ed efficace è il percorso di cura.


Puoi prenotare una visita parodontale presso il Centro Andriolo di Creazzo (Vicenza) tramite la nostra pagina Contatti.



Articolo a cura del team editoriale Centro Dentale Andriolo — Revisione clinica: Dr. Gerardi Andrea, specialista in Odontoiatria estetica e riabilitativa, parodontologia, chirurgia orale e implantologia. Scopri il team del Centro Andriolo.

 
 
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