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Gengivite: sintomi, cause e come si cura prima che diventi parodontite

7 ore fa
Tempo di lettura: 9 min

Gengive che sanguinano quando ci si lava i denti sono così comuni che molte persone le considerano normali. Non lo sono: nella maggior parte dei casi sono il segno di una gengivite, un'infiammazione che si può risolvere se si interviene in tempo. In questa guida il nostro studio dentistico spiega come riconoscerla, cosa la provoca, quanto tempo serve perché la gengiva torni sana e quali segnali indicano che il problema è andato oltre.


Cos'è la gengivite

La gengivite è un'infiammazione della gengiva causata, nella grande maggioranza dei casi, dall'accumulo di placca batterica lungo il margine gengivale. Riguarda solo i tessuti molli che circondano il dente: a differenza della parodontite, non ha coinvolto l'osso alveolare né il legamento che tiene il dente ancorato. Per questo è una condizione reversibile: quando la placca, e il tartaro se presente, vengono rimossi, la gengiva torna sana senza conservare danni. Se invece l'infiammazione si mantiene nel tempo, in alcune persone può estendersi ai tessuti profondi ed evolvere in parodontite, che comporta una perdita di supporto non più recuperabile spontaneamente.

La differenza tra una gengiva sana e una gengiva infiammata si vede anche allo specchio. La gengiva sana è rosa pallido, compatta, aderente al dente, con un margine sottile e le papille che riempiono gli spazi tra un dente e l'altro. Non sanguina né allo spazzolamento né con il filo. Con la gengivite diventa più rossa, gonfia e lucida, il margine si arrotonda e basta un contatto leggero per farla sanguinare.

Durante la visita la gengivite non si valuta a occhio ma si misura. Con una sonda si esplora delicatamente il solco attorno a ciascun dente e si contano i punti che sanguinano. Secondo la classificazione internazionale delle malattie parodontali del 2017, si parla di gengivite quando sanguina almeno il 10% dei punti esaminati, senza perdita di attacco del dente all'osso. Se i punti che sanguinano superano il 30%, la gengivite è considerata generalizzata.


Le forme di gengivite

La forma di gran lunga più frequente è la gengivite indotta da placca, quella di cui parliamo in gran parte di questa guida. In alcune persone la risposta alla placca è amplificata da fattori generali, come i cambiamenti ormonali della gravidanza o della pubertà, il diabete non compensato o alcuni farmaci: la causa resta la placca, ma l'infiammazione è più intensa a parità di deposito.

Esistono poi gengiviti non legate alla placca, meno comuni: possono dipendere da infezioni virali o fungine, reazioni allergiche, malattie della pelle e delle mucose o traumi. Hanno un aspetto e un decorso diversi, e riconoscerle è uno dei motivi per cui una gengiva infiammata che non risponde alla normale igiene va fatta valutare.


Sintomi della gengivite: come capire se ce l'hai

Il sintomo più comune della gengivite, e spesso l'unico, è il sanguinamento. Gli altri segnali, in ordine di frequenza, sono:

•    Sanguinamento durante lo spazzolamento o l'uso del filo, a volte anche mordendo cibi duri.

•    Gengive rosse e gonfie, dall'aspetto lucido, soprattutto tra un dente e l'altro.

•    Alito cattivo o un sapore sgradevole in bocca che torna poco dopo essersi lavati i denti.

•    Gengive sensibili al tatto o allo spazzolamento.

•    Margine gengivale arrotondato e papille più voluminose del solito.

Il punto da tenere presente è che la gengivite da placca, in genere, non fa male. È proprio questo che la rende facile da ignorare: il sanguinamento viene interpretato come il segno di uno spazzolamento troppo energico, e la reazione più comune è spazzolare con meno cura proprio la zona che sanguina, che è l'esatto contrario di ciò che serve.

Nei fumatori il quadro può ingannare. Il fumo riduce l'afflusso di sangue alla gengiva e attenua il sanguinamento, per cui gengive infiammate possono sembrare sane. Le forme acute, come la gengivite necrotizzante o alcune gengiviti di origine virale, si comportano invece in modo diverso: danno dolore, bruciore e a volte febbre, e compaiono nel giro di pochi giorni.


Cause della gengivite: non solo la placca

La causa necessaria della gengivite è la placca batterica, una pellicola di batteri che si forma ogni giorno sulla superficie dei denti. Se non viene rimossa, nel giro di qualche giorno si organizza e diventa più aggressiva per i tessuti. Con il tempo si mineralizza e diventa tartaro, che ha una superficie ruvida su cui la placca aderisce ancora più facilmente e che lo spazzolino non riesce più a rimuovere.

Ci sono poi fattori che favoriscono l'accumulo di placca o amplificano la risposta della gengiva:

•    Igiene non efficace, soprattutto negli spazi tra i denti, dove lo spazzolino da solo non arriva.

•    Fumo, che altera la risposta dei tessuti e ne maschera i segnali.

•    Cambiamenti ormonali, in particolare durante la gravidanza, quando la gengiva reagisce in modo più intenso anche a piccole quantità di placca. Ne parliamo nella guida sulla gengivite in gravidanza.

•    Diabete non compensato, che rende l'infiammazione più marcata e più lenta a risolversi.

•    Alcuni farmaci, tra cui alcuni antiepilettici, immunosoppressori e antipertensivi, che possono far aumentare di volume la gengiva e renderla più difficile da pulire. Altri farmaci riducono la saliva, che ha un ruolo protettivo.

•    Otturazioni, corone o protesi con margini non ben adattati e apparecchi ortodontici, che creano zone in cui la placca si accumula e si rimuove con difficoltà.


La gengivite guarisce da sola?

Dipende da cosa si intende con "da sola". Se non si cambia niente, no: la gengivite resta finché resta la placca che la provoca, e con il tempo tende a diventare cronica. Se invece si elimina la causa, sì: la gengivite è una delle poche malattie della bocca che può risolversi completamente, senza lasciare traccia.

Lo ha mostrato uno studio del 1965 che è diventato un riferimento in parodontologia, condotto da Harald Löe e colleghi. Un gruppo di volontari con gengive sane ha sospeso ogni forma di igiene orale: nel giro di due o tre settimane tutti hanno sviluppato una gengivite. Quando hanno ripreso a lavarsi i denti, le gengive sono tornate sane in circa una settimana. È la dimostrazione più chiara di due cose: la placca è la causa della gengivite, e rimuoverla è sufficiente a farla regredire.

Nella pratica, però, ci sono due condizioni perché questo avvenga. La prima è che la pulizia sia davvero efficace, anche negli spazi interdentali, dove si concentra gran parte dell'infiammazione. La seconda è che non ci sia tartaro: una volta formato, il tartaro non si rimuove con lo spazzolino, e finché resta al suo posto la gengiva non può guarire del tutto.

In concreto, se il sanguinamento è comparso da poco e non c'è tartaro visibile, migliorare la tecnica di spazzolamento e iniziare a pulire ogni giorno gli spazi tra i denti può già portare un miglioramento evidente in una o due settimane. Se dopo due o tre settimane di pulizia accurata il sanguinamento non si riduce, o se c'è tartaro, serve una seduta di igiene professionale. Il collutorio, da solo, non basta: agisce in superficie e non rimuove la placca già organizzata.


Come si cura la gengivite

La cura della gengivite ha un obiettivo semplice, eliminare la placca e il tartaro che mantengono l'infiammazione, e si articola in alcuni passaggi.


L'igiene quotidiana

Si parte dalla tecnica. Lo spazzolino, manuale o elettrico, dovrebbe avere setole morbide ed essere inclinato verso il margine della gengiva, così da pulire anche il solco tra dente e gengiva, per almeno due minuti due volte al giorno. Gli spazi tra i denti si puliscono ogni giorno con filo o scovolino, scelti in base alla dimensione degli spazi: dove lo spazio lo permette, lo scovolino è in genere più semplice da usare e più efficace. Un collutorio specifico può essere consigliato per un periodo limitato come supporto, non come sostituto della pulizia meccanica.


La seduta di igiene professionale

Quando c'è tartaro, o quando la gengiva non risponde alla sola igiene domiciliare, si esegue una seduta di igiene orale professionale: l'igienista rimuove tartaro e placca sopra e appena sotto il margine gengivale, lucida le superfici e, soprattutto, mostra dove la pulizia a casa lascia zone scoperte. È spesso la parte più utile della seduta, perché la stessa gengivite tende a ripresentarsi negli stessi punti.


Il controllo e il mantenimento

A qualche settimana dalla seduta, in genere tra quattro e sei, si verifica come ha risposto la gengiva. Se il sanguinamento si è risolto, si passa al mantenimento, con sedute di igiene a intervalli definiti sulla singola persona, spesso ogni sei mesi. Se la risposta è insufficiente, si approfondisce: si cercano fattori generali, come farmaci o diabete, e con un sondaggio parodontale completo si verifica che l'infiammazione non abbia già coinvolto i tessuti profondi. Quando la gengivite non si risolve nonostante le cure, è utile capire perché: ne parliamo nella guida sulla gengivite cronica.

Il percorso seguito nel nostro studio è descritto nella pagina dedicata alla cura della gengivite.


Quanto dura la gengivite

Una volta eliminata la causa, il sanguinamento in genere si riduce già nei primi giorni e la gengiva tende a tornare sana nel giro di due-quattro settimane. I tempi dipendono da quanto l'infiammazione era estesa, dalla presenza di tartaro e da fattori come il fumo o il diabete, che rallentano la risposta dei tessuti. Se invece la causa non viene rimossa, la gengivite non ha una durata: può restare per mesi o anni, con fasi in cui sembra attenuarsi e fasi in cui peggiora.


Quando la gengivite diventa parodontite: i segnali da non sottovalutare

Non tutte le gengiviti evolvono in parodontite: molte persone convivono a lungo con una gengivite senza che l'infiammazione raggiunga i tessuti profondi. Ma ogni parodontite nasce da una gengivite, e non è possibile sapere in anticipo chi è predisposto. Ci sono segnali che indicano che il problema potrebbe essere andato oltre la gengiva:

•    sanguinamento che non migliora dopo due o tre settimane di igiene accurata;

•    gengive che si ritirano, con denti che sembrano più lunghi;

•    spazi nuovi tra i denti, o denti che hanno cambiato posizione;

•    un dente che si muove, anche di poco;

•    fuoriuscita di pus dalla gengiva;

•    alito cattivo che non passa nonostante una buona igiene.

In questi casi la seduta di igiene non è sufficiente: serve una visita con sondaggio parodontale, che misura la profondità delle tasche attorno a ogni dente e permette di capire se c'è già una perdita di attacco. Cosa succede quando l'infiammazione raggiunge l'osso è spiegato nella nostra guida alla parodontite e nell'articolo sulla , il nome con cui la parodontite è ancora conosciuta.


Gengivite necrotizzante: una forma rara da riconoscere

La gengivite necrotizzante è una forma acuta, rara e molto diversa dalla gengivite comune. Nella classificazione del 2017 rientra tra le malattie parodontali necrotizzanti. Si presenta in modo improvviso, nel giro di pochi giorni, con segnali difficili da confondere:

•    dolore intenso alle gengive, che rende faticoso mangiare e lavarsi i denti;

•    papille tra i denti che appaiono "scavate", come tagliate, spesso coperte da una patina grigiastra;

•    sanguinamento spontaneo o al minimo contatto;

•    alito molto sgradevole;

•    a volte febbre, stanchezza e linfonodi del collo ingrossati.

Colpisce soprattutto chi attraversa un periodo di stress intenso e di poco sonno, i forti fumatori, chi ha un'alimentazione carente e chi ha difese immunitarie ridotte. Richiede una valutazione rapida: il trattamento prevede una pulizia delicata e progressiva delle zone colpite, risciacqui antisettici e il controllo del dolore, con l'aggiunta di una terapia antibiotica quando ci sono segni di coinvolgimento generale come la febbre. Una volta superata la fase acuta, è importante correggere i fattori di rischio, perché la malattia può ripresentarsi e, se si ripete, lasciare difetti permanenti nelle papille.


Quando prenotare una seduta di igiene o una visita

La gengivite è la fase in cui intervenire è più semplice: nella maggior parte dei casi, eliminata la causa, la gengiva torna sana. Vale la pena prenotare una seduta di igiene se le gengive sanguinano da più di qualche giorno, se si vede tartaro, se non si fa una pulizia professionale da più di un anno o se si è in gravidanza. Una visita parodontale è indicata invece se compare uno dei segnali descritti sopra, o se in famiglia ci sono persone che hanno perso i denti per problemi gengivali.

Nel nostro studio la seduta di igiene comprende sempre la valutazione dello stato delle gengive.

Per fissare un appuntamento si può contattare la segreteria.


FAQ

La gengivite guarisce da sola?

Non senza intervenire sulla causa. Se si migliora l'igiene quotidiana, spazi interdentali compresi, una gengivite lieve può regredire in una o due settimane. Se c'è tartaro serve una seduta di igiene professionale, perché lo spazzolino non riesce a rimuoverlo.


Come capire se ho la gengivite?

Il segnale più comune è il sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento o l'uso del filo. Spesso si accompagna a gengive rosse, gonfie e lucide e ad alito cattivo. Di solito non c'è dolore, ed è per questo che la gengivite viene spesso ignorata. La conferma arriva dalla visita, con il sondaggio delle gengive.


La gengivite è contagiosa?

No, non nel senso comune del termine. I batteri della placca possono passare da una persona all'altra con la saliva, ma perché si sviluppi una gengivite servono anche un accumulo di placca e una risposta dei tessuti che la favorisca. È comunque buona regola non condividere lo spazzolino.


Quanto dura la gengivite?

Una volta rimossa la causa, il sanguinamento si riduce in genere nei primi giorni e la gengiva torna sana nel giro di due-quattro settimane. Se la causa non viene eliminata, la gengivite può durare mesi o anni e tendere a diventare cronica.


Qual è la differenza tra gengivite e parodontite?

La gengivite interessa solo la gengiva ed è reversibile. La parodontite ha coinvolto anche l'osso e il legamento che sostengono il dente, e la perdita di supporto che provoca non si recupera spontaneamente. Una gengivite non trattata può evolvere in parodontite nelle persone predisposte.


La gengivite fa male?

In genere no, ed è il suo aspetto più insidioso: le gengive sanguinano ma senza dolore, e il problema viene sottovalutato. Il dolore compare nelle forme acute, come la gengivite necrotizzante, o quando l'infiammazione è molto estesa.


La gengivite è grave?

La gengivite comune non è grave in sé, perché è reversibile, ma non va considerata normale. È il segnale che la placca non viene rimossa a sufficienza e, se trascurata, può evolvere in parodontite. Diverso è il caso della gengivite necrotizzante, una forma acuta che richiede una valutazione rapida.


Come si cura la gengivite?

Rimuovendo la placca e il tartaro che la provocano. Si interviene sulla tecnica di spazzolamento e sulla pulizia quotidiana degli spazi interdentali e, quando c'è tartaro, con una seduta di igiene professionale. Dopo qualche settimana si controlla la risposta della gengiva e si definisce la frequenza delle sedute di mantenimento.

 
 
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