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Piorrea: cos'è, sintomi, cause e se i denti cadono davvero

8 ore fa
Tempo di lettura: 11 min

Chi sente parlare di piorrea, per sé o per un familiare, di solito arriva con una domanda precisa: perderò i denti? La risposta onesta è che dipende, e dipende soprattutto da quando la malattia viene intercettata e da come viene trattata. In questa guida il nostro studio dentistico spiega cos'è la piorrea, come si riconosce, da cosa dipende la velocità con cui avanza e quali sono le strade per fermarla.


Cos'è la piorrea

La piorrea è il nome con cui comunemente si indica la parodontite, una malattia infiammatoria cronica di origine batterica che colpisce i tessuti di sostegno del dente: la gengiva, il legamento parodontale, il cemento che riveste la radice e l'osso alveolare in cui il dente è inserito. Se non viene trattata, la distruzione progressiva di questi tessuti porta alla mobilità dei denti e, nelle fasi avanzate, alla loro perdita. Con una terapia parodontale tempestiva e controlli di mantenimento regolari, la progressione può essere arrestata e in molti casi i denti si conservano nel tempo.

Il termine viene dal greco e significa letteralmente "flusso di pus", perché descriveva ciò che si osservava nelle forme più avanzate: gengive che, premute, lasciavano uscire materiale purulento. In ambito clinico oggi non si usa più. La classificazione internazionale delle malattie parodontali, definita nel 2017 dalla American Academy of Periodontology e dalla European Federation of Periodontology, parla di parodontite e la descrive per stadi, che misurano quanto la malattia ha danneggiato i tessuti, e per gradi, che indicano quanto velocemente sta avanzando. Una descrizione sistematica della malattia è nella nostra guida alla parodontite.

È una condizione molto diffusa. Secondo i dati presentati dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia nel 2026, in Italia circa 9 milioni di persone convivono con una forma grave di parodontite. Una quota ancora più ampia presenta forme iniziali o moderate, spesso senza saperlo.


Piorrea, parodontite e malattia parodontale: sono la stessa cosa?

Sì, sono nomi diversi per la stessa condizione. Piorrea è il termine popolare, ancora il più cercato e il più usato in famiglia; parodontite è il termine clinico corretto; malattia parodontale è la definizione più ampia, che comprende anche la gengivite.

La distinzione che conta davvero è un'altra, quella tra gengivite e parodontite. La gengivite è un'infiammazione limitata alla gengiva e, se trattata, regredisce senza lasciare danni. La parodontite invece ha già coinvolto i tessuti profondi: una parte dell'attacco del dente all'osso è andata persa, e quel tessuto non si ricostituisce spontaneamente. Non tutte le gengiviti diventano parodontite, ma ogni parodontite è stata prima una gengivite.


I sintomi della piorrea: come cambiano nel tempo

Il tratto più insidioso della piorrea è che, per gran parte del suo decorso, non fa male. L'infiammazione cronica dei tessuti parodontali raramente provoca dolore, e i primi segnali sono facili da scambiare per piccoli fastidi senza importanza. È per questo che molte persone arrivano alla diagnosi quando la malattia è già avanzata. I sintomi tendono a comparire in sequenza, anche se il confine tra una fase e l'altra non è netto e varia da persona a persona.

Primi segnali: sanguinamento e gengive arrossate

Le gengive sanguinano durante lo spazzolamento o l'uso del filo, appaiono più rosse e gonfie del normale e può comparire un alito cattivo persistente. Sono gli stessi segnali della gengivite, ed è proprio questo il punto: solo una visita con sondaggio parodontale permette di capire se l'infiammazione è rimasta in superficie o ha già iniziato a coinvolgere i tessuti profondi.


Segnali intermedi: gengive che si ritirano e denti sensibili

La gengiva comincia a ritirarsi e i denti sembrano più lunghi, gli spazi tra un dente e l'altro si allargano e i colletti scoperti diventano sensibili al freddo. Tra dente e gengiva si formano le tasche parodontali, spazi in cui i batteri si accumulano al riparo dallo spazzolino. Le tasche non si vedono allo specchio: si misurano in studio. Il fenomeno delle gengive retratte ha cause anche diverse dalla piorrea, e va distinto caso per caso.


Segnali avanzati: mobilità e fuoriuscita di pus

Quando la perdita di osso diventa importante, alcuni denti iniziano a muoversi, soprattutto durante la masticazione. Dalle gengive può uscire pus, possono formarsi ascessi e masticare alcuni cibi diventa fastidioso.


Segnali tardivi: denti che si spostano

Negli stadi più avanzati i denti possono spostarsi, aprirsi a ventaglio o ruotare, il morso cambia e masticare diventa difficile. È la fase in cui il rischio di perdere uno o più denti è concreto, ma anche qui la valutazione va fatta dente per dente: la prognosi non è mai la stessa per tutta la bocca.

Per riconoscere i segnali quando la malattia è ancora all'inizio, abbiamo dedicato una guida specifica ai sintomi della parodontite.


Cause e fattori di rischio della piorrea

La causa necessaria della piorrea è la placca batterica, una pellicola di batteri che si deposita ogni giorno su denti e gengive e che, se non viene rimossa, si mineralizza in tartaro. Quando la placca resta a lungo sul margine gengivale, l'organismo reagisce con un'infiammazione, ed è questa risposta infiammatoria, prolungata nel tempo, a distruggere i tessuti di sostegno del dente.

La placca da sola però non spiega tutto. Ci sono persone con un'igiene non perfetta che non sviluppano mai una parodontite e persone attente alla pulizia dei denti che invece la sviluppano. La differenza la fanno i fattori che modificano la risposta dell'organismo:

•    Il fumo, il fattore di rischio modificabile più importante. Riduce la capacità di difesa dei tessuti e attenua il sanguinamento, facendo sembrare sane gengive che non lo sono.

•    Il diabete, soprattutto quando non è ben compensato. Il rapporto va nei due sensi: il diabete favorisce la parodontite e la parodontite rende più difficile il controllo della glicemia.

•    La predisposizione individuale, di cui parliamo nel paragrafo successivo.

•    Lo stress prolungato, che influisce sulla risposta immunitaria e spesso anche sulla costanza dell'igiene quotidiana.

•    Alcune terapie e condizioni che riducono le difese immunitarie, oltre ad alcuni farmaci che modificano il volume delle gengive e rendono più difficile pulirle.

•    Il bruxismo, che non causa la parodontite ma sovraccarica denti già privi di un supporto osseo sufficiente e può accentuarne la mobilità.


La piorrea è ereditaria?

Non in senso stretto: non si eredita la malattia, si eredita una maggiore suscettibilità. Esiste una componente genetica che rende alcune persone più predisposte a sviluppare forme severe o precoci di parodontite, ed è frequente trovare più casi nella stessa famiglia. Avere un genitore che ha perso i denti per piorrea non significa però essere destinati alla stessa sorte. Significa che vale la pena fare controlli parodontali regolari fin da giovani, perché in chi è predisposto la differenza tra una diagnosi precoce e una tardiva pesa di più.


Piorrea: dopo quanto cadono i denti?

Non esiste un tempo uguale per tutti: con la piorrea i denti possono restare stabili per decenni oppure iniziare a muoversi nel giro di pochi anni. A fare la differenza sono tre elementi: lo stadio della malattia al momento della diagnosi, la velocità con cui sta avanzando in quella persona e il fatto che venga curata oppure no.

Per dare una risposta meno vaga è utile sapere come i parodontologi misurano proprio questa velocità. La classificazione internazionale assegna a ogni parodontite, oltre allo stadio, anche un grado:

•    Grado A, progressione lenta. Nel corso degli anni la perdita di tessuto è minima o assente.

•    Grado B, progressione moderata. È la situazione più comune nell'adulto: la malattia avanza, ma in modo graduale.

•    Grado C, progressione rapida. La perdita di osso è sproporzionata rispetto all'età della persona e alla quantità di placca presente. Rientrano qui molte forme che compaiono in giovane età e che un tempo venivano definite aggressive.

Il grado si stima confrontando la perdita di osso visibile in radiografia con l'età del paziente e, quando disponibili, con i dati di visite precedenti. Tiene conto anche di fumo e diabete: a parità di altre condizioni, chi fuma molto o ha una glicemia non controllata viene considerato a rischio di una progressione più veloce.


Cosa succede se la piorrea non viene curata

Senza terapia la parodontite non si ferma da sola. Nelle forme a progressione rapida la perdita di osso può portare alla mobilità e alla perdita di alcuni denti in pochi anni. Nelle forme più comuni dell'adulto il processo è più lento, spesso distribuito su molti anni, ma continuo: la perdita di osso si accumula e il momento in cui un dente diventa mobile arriva quando il supporto rimasto non è più sufficiente. Negli stadi più avanzati della classificazione, la perdita di denti a causa della malattia è proprio uno dei criteri che li definiscono.


Cosa succede se la piorrea viene curata

Con una terapia parodontale adeguata e un programma di mantenimento seguito nel tempo, la progressione in genere si arresta o rallenta in modo significativo. Anche denti con una perdita ossea importante possono, in molti casi, essere mantenuti a lungo, a condizione che l'infiammazione venga controllata e i controlli periodici rispettati.

Non è una garanzia valida per ogni dente. Alcuni elementi, quando il supporto rimasto è troppo scarso, hanno una prognosi sfavorevole e possono richiedere una soluzione diversa. È una valutazione che si fa dente per dente, dopo la diagnosi, e che viene spiegata prima di iniziare qualsiasi terapia. Nella pagina dei casi clinici documentati sono raccolte alcune situazioni seguite nel nostro studio, con le immagini prima e dopo il trattamento.


Si può curare la piorrea? Il percorso di terapia

Sì, la piorrea si cura, nel senso che la malattia si può arrestare e tenere sotto controllo. Quello che non avviene è il recupero spontaneo dell'osso già perso: per questo è più corretto parlare di stabilizzazione che di guarigione. Il percorso segue le linee guida della European Federation of Periodontology e si articola in fasi successive.


La diagnosi

Tutto parte dalla visita parodontale. Con una sonda millimetrata si misura la profondità delle tasche attorno a ogni dente, si rilevano sanguinamento e mobilità, e le radiografie mostrano quanto osso è rimasto. Questi dati vengono registrati in una cartella parodontale, che permette di stabilire stadio e grado della malattia e di confrontare nel tempo i risultati della terapia.


La terapia non chirurgica

La prima fase riguarda il controllo della placca: istruzioni personalizzate per l'igiene domiciliare, in particolare degli spazi tra i denti, e intervento sui fattori di rischio come il fumo. Segue la strumentazione sottogengivale, che rimuove placca e tartaro dalle radici all'interno delle tasche, in zone che nessuno spazzolino può raggiungere. Si esegue di norma in anestesia locale e viene in genere distribuita in più sedute, trattando la bocca per settori.

Dopo alcune settimane, di solito tra sei e otto, si esegue una rivalutazione: si rimisurano le tasche e si verifica come hanno risposto i tessuti. In molti casi questa fase è sufficiente a controllare la malattia.


La terapia chirurgica, quando serve

Se alcune tasche restano profonde nonostante la terapia non chirurgica, si valuta un intervento chirurgico mirato. Può trattarsi di un intervento di accesso, per pulire la radice in modo più completo, di un intervento rigenerativo, che in casi selezionati permette di recuperare parte del supporto perso, oppure di un innesto di tessuto gengivale nelle zone di recessione. L'indicazione dipende dalla forma del difetto osseo e dalla risposta ottenuta nella fase precedente.


Il mantenimento

La fase che determina il risultato a lungo termine è quella che segue: le sedute di terapia parodontale di supporto, a intervalli in genere compresi tra tre e sei mesi, in cui si rimuove il deposito che si è riformato e si ricontrollano le tasche. Chi ha avuto una parodontite resta una persona predisposta, e il mantenimento è ciò che impedisce alla malattia di riprendere ad avanzare.

Il modo in cui la terapia viene svolta nel nostro centro è descritto nella pagina dedicata alla cura della parodontite. Di tempi e voci di spesa parliamo invece nella guida su quanto costa curare la piorrea.


Piorrea e rimedi naturali: cosa aiuta e cosa no

Cercare un rimedio naturale è una reazione comprensibile, soprattutto quando si ha timore delle cure o si vuole fare qualcosa subito. Conviene però essere chiari: nessun rimedio naturale cura la piorrea. Il motivo è meccanico prima ancora che biologico. La malattia è sostenuta da placca e tartaro depositati sulla radice, all'interno delle tasche, a diversi millimetri sotto il margine della gengiva, e lì nessun risciacquo o impacco arriva a rimuoverli.


Cosa non funziona

Oil pulling con olio di cocco, bicarbonato, acqua ossigenata, propoli, aloe vera: sono i rimedi più citati, e alcuni possono dare un sollievo temporaneo o ridurre il sanguinamento superficiale. Il problema è proprio questo. Attenuare i sintomi senza agire sulla causa dà l'impressione che la situazione stia migliorando, mentre la perdita di osso continua. L'acqua ossigenata, inoltre, se usata concentrata o per lunghi periodi può irritare i tessuti della bocca, e il bicarbonato strofinato con forza rende più abrasiva la pulizia dei colletti già scoperti.


Cosa aiuta davvero

Ci sono invece abitudini che fanno una differenza reale, a condizione di accompagnare la terapia professionale e non di sostituirla:

•    Pulire ogni giorno gli spazi tra i denti con scovolino o filo, scegliendo lo strumento adatto alla dimensione degli spazi.

•    Spazzolare con una tecnica corretta e uno spazzolino a setole morbide, dedicando attenzione al margine gengivale.

•    Smettere di fumare, l'intervento con l'effetto più documentato sulla risposta alla terapia.

•    Mantenere sotto controllo la glicemia, per chi ha il diabete.

•    Usare collutori specifici solo quando indicati e per il periodo consigliato, perché alcuni principi attivi, se usati a lungo, hanno effetti indesiderati come le macchie sui denti.

Il collutorio, anche quello più indicato, agisce in superficie. La placca all'interno delle tasche si rimuove solo meccanicamente, in studio.


La piorrea è contagiosa?

No, non nel senso in cui lo è un'influenza. I batteri coinvolti nella parodontite possono passare da una persona all'altra attraverso la saliva, con i baci o condividendo posate, bicchieri e spazzolini. Ricevere quei batteri però non significa sviluppare la malattia: perché la parodontite si instauri servono anche un accumulo di placca prolungato e una risposta dell'organismo predisposta.

Quando in una coppia o in una famiglia c'è una persona con parodontite, il consiglio pratico è non condividere lo spazzolino e fare un controllo anche per gli altri, più per la predisposizione e le abitudini comuni che per il rischio di contagio.


Quando fare una visita parodontale

La piorrea non migliora da sola e l'osso che si perde non si ricostituisce spontaneamente: per questo il momento in cui arriva la diagnosi è l'elemento che pesa di più sul risultato. Vale la pena richiedere una valutazione se le gengive sanguinano spesso, se i denti sembrano più lunghi o hanno cambiato posizione, se c'è un alito cattivo che non passa, se si avverte un dente che si muove, oppure se in famiglia ci sono persone che hanno perso i denti per piorrea.

Nel nostro studio la valutazione parodontale comprende la misurazione delle tasche, le radiografie necessarie e la spiegazione del quadro e delle possibili strade di terapia.

Per fissare un appuntamento si può contattare la segreteria.


FAQ

Piorrea: dopo quanto cadono i denti?

Non c'è un tempo fisso: dipende dallo stadio in cui la malattia viene diagnosticata, dalla velocità con cui avanza in quella persona e dal fatto che venga curata. Nelle forme a progressione rapida, senza terapia, i denti possono diventare mobili in pochi anni; nelle forme più comuni dell'adulto il processo richiede in genere molti anni. Con una terapia adeguata e controlli regolari la progressione in genere si arresta, e in molti casi i denti si conservano a lungo.


La piorrea è contagiosa?

No, non come una comune malattia infettiva. I batteri possono passare con la saliva, ma per sviluppare la parodontite servono anche un accumulo di placca e una predisposizione individuale. È comunque buona regola non condividere lo spazzolino.


La piorrea è ereditaria?

Non si eredita la malattia, ma una maggiore predisposizione a svilupparla. Chi ha familiari che hanno perso i denti per piorrea ha buone ragioni per fare controlli parodontali regolari, perché intercettare la malattia presto cambia in modo importante il risultato.


I rimedi naturali curano la piorrea?

No. Alcuni rimedi possono ridurre temporaneamente l'infiammazione superficiale, ma non rimuovono placca e tartaro all'interno delle tasche e non fermano la perdita di osso. Possono accompagnare la terapia, non sostituirla.


Qual è la differenza tra piorrea e parodontite?

Nessuna: sono due nomi per la stessa malattia. Piorrea è il termine popolare, oggi non più usato in ambito clinico; parodontite è il termine medico corretto; malattia parodontale è la definizione più ampia, che include anche la gengivite.


La piorrea si può curare?

Sì, la piorrea si può arrestare e tenere sotto controllo con la terapia parodontale e il mantenimento periodico. L'osso già perso non si ricostituisce spontaneamente, per questo si parla di stabilizzazione più che di guarigione; in casi selezionati la chirurgia rigenerativa permette di recuperare parte del supporto.


Qual è il primo sintomo della piorrea?

Nella maggior parte dei casi il primo segnale è il sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento o l'uso del filo, spesso accompagnato da gengive arrossate e alito cattivo. Poiché di solito non c'è dolore, è un segnale che tende a essere sottovalutato.


A che età inizia la piorrea?

Non c'è un'età precisa. Le forme più comuni si manifestano in genere nell'età adulta e diventano più frequenti con il passare degli anni, ma esistono forme a progressione rapida che possono comparire già in adolescenza o nei giovani adulti. Per questo il controllo delle gengive fa parte delle visite a ogni età.


Quanto costa curare la piorrea?

Dipende dallo stadio della malattia, dal numero di denti coinvolti e dal tipo di terapia necessaria, che può essere solo non chirurgica oppure richiedere anche interventi chirurgici. Un preventivo attendibile si può formulare solo dopo la visita parodontale e gli esami radiografici. Le voci che incidono sul costo sono spiegate nella guida su quanto costa curare la piorrea.

 
 
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