Parodontite sintomi: come riconoscerla nelle fasi iniziali

La parodontite, spesso chiamata anche "piorrea", ha una caratteristica che la distingue da quasi tutti gli altri problemi della bocca: nelle fasi iniziali non fa male. In questa guida il nostro studio dentistico spiega quali sono i sintomi della parodontite, come cambiano con il progredire della malattia, cosa si può valutare da soli e come si arriva a una diagnosi precisa.
Perché la parodontite è difficile da riconoscere
I sintomi della parodontite nelle fasi iniziali sono spesso assenti o così lievi da passare inosservati, ed è questa la caratteristica più insidiosa della malattia. I primi segnali sono il sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento, gengive arrossate e gonfie, un alito cattivo persistente e, in alcuni casi, una leggera sensibilità. Nelle fasi avanzate compaiono gengive che si ritirano, spazi nuovi tra i denti, mobilità dentale e, nei casi più gravi, pus lungo il margine gengivale. La diagnosi richiede sempre un sondaggio parodontale e, quando indicato, radiografie: nessun sintomo visibile permette da solo di stabilire quanto sono profonde le tasche o quanto osso è stato perso.
Il motivo per cui la parodontite non fa male è nella sua natura. È un'infiammazione cronica, che avanza lentamente, e l'organismo tende ad adattarsi. Il paragone più vicino è quello con la pressione alta: si può convivere a lungo senza avvertire nulla, mentre il danno si accumula. Quando compaiono segnali impossibili da ignorare, come un dente che si muove, la malattia ha in genere già ridotto in modo significativo l'osso di sostegno.
Secondo i dati presentati dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia nel 2026, in Italia circa 9 milioni di persone convivono con una forma grave di parodontite. Molte di loro lo scoprono tardi, proprio perché per anni nessun sintomo le ha spinte a farsi controllare.
I sintomi iniziali della parodontite: 6 segnali da non ignorare
Nessuno di questi segnali, da solo, dimostra una parodontite: sono gli stessi che accompagnano la gengivite, la forma reversibile di infiammazione gengivale. Ma sono i segnali che giustificano una visita di controllo, soprattutto se durano da settimane.
1. Gengive che sanguinano
È il segnale più precoce e più comune. Le gengive sanguinano durante lo spazzolamento, con il filo o mordendo cibi duri. Una gengiva sana non sanguina: il sanguinamento indica un'infiammazione in corso. Nei fumatori può mancare anche quando la malattia è presente, perché il fumo riduce l'afflusso di sangue alla gengiva.
2. Gengive rosse, gonfie e lucide
La gengiva sana è rosa pallido, compatta, con un margine sottile che aderisce al dente. Quella infiammata diventa più rossa, gonfia e lucida, con un margine arrotondato, soprattutto negli spazi tra i denti.
3. Alito cattivo persistente
I batteri che si sviluppano nelle tasche parodontali producono composti solforati dall'odore sgradevole. Un alito cattivo che non migliora nonostante una buona igiene quotidiana è uno dei segnali più tipici.
4. Sapore sgradevole in bocca
Un sapore metallico o amaro, che torna poco dopo essersi lavati i denti, ha la stessa origine dell'alito cattivo e spesso lo accompagna.
5. Sensibilità sul colletto dei denti
Quando la gengiva inizia a ritirarsi, la radice scoperta diventa sensibile al freddo, al caldo o ai cibi dolci. È un segnale spesso attribuito ai denti "delicati", e per questo trascurato.
6. Gengive che sembrano ritirate su alcuni denti
Uno o più denti appaiono più lunghi rispetto a prima o ai vicini. Non tutte le gengive retratte dipendono dalla parodontite, ma quando la recessione interessa più denti e si accompagna a sanguinamento, il sospetto è concreto.
Anche uno o due di questi segnali, se persistono, sono un motivo sufficiente per chiedere una valutazione parodontale.
Sintomi della parodontite avanzata
Con il progredire della malattia la perdita di osso diventa più importante e compaiono sintomi più evidenti:
• denti che si muovono, anche di poco, soprattutto durante la masticazione;
• denti che si spostano dalla loro posizione, con spazi nuovi o denti anteriori che si aprono a ventaglio;
• pus che esce dalla gengiva premendo o spontaneamente;
• ascessi gengivali, con gonfiore localizzato e dolore;
• fastidio o dolore masticando, o la sensazione che il morso sia cambiato;
• perdita di uno o più denti già avvenuta a causa della malattia.
Quando compaiono questi segnali la malattia è in genere a uno stadio avanzato, ed è importante non rimandare la visita. Anche in queste situazioni, però, la prognosi va valutata dente per dente: la presenza di sintomi importanti non significa che la bocca sia compromessa nel suo insieme.
Come capire se ho la parodontite: cosa si può valutare da soli
È naturale voler capire da soli se c'è un problema prima di prenotare una visita. Alcune cose si possono osservare davvero. Può essere utile rispondere a queste domande:
• Le gengive sanguinano quando mi lavo i denti o uso il filo, e succede da più di due o tre settimane?
• Allo specchio le gengive sono rosse o gonfie, invece che rosa e compatte?
• Ho un alito cattivo che non passa, anche curando l'igiene?
• Alcuni denti sembrano più lunghi, o si sono formati spazi nuovi?
• Sento un dente che si muove, o il morso è cambiato?
• Fumo, ho il diabete, o in famiglia qualcuno ha perso i denti per problemi alle gengive?
Più risposte affermative ci sono, più è opportuno fare un controllo. Ci sono però cose che da soli non si possono valutare in nessun modo: quanto sono profonde le tasche tra dente e gengiva, quanto osso è stato perso e a che stadio è la malattia. Richiedono una sonda millimetrata e, quando indicato, le radiografie. Per questo l'autovalutazione serve a decidere se andare dal dentista, non a escludere la malattia: anche chi risponde "no" a tutte le domande può avere una parodontite iniziale, in particolare se fuma.
La diagnosi di parodontite: cosa succede durante la visita
La diagnosi di parodontite è un percorso preciso, che non dipende dall'impressione visiva. Si articola in alcuni passaggi.
Anamnesi
Il clinico raccoglie le informazioni che influenzano il rischio e la velocità della malattia: fumo, diabete, farmaci assunti, gravidanza, familiarità per la parodontite, eventuali terapie parodontali precedenti.
Screening parodontale
In molti studi, a ogni visita di controllo si esegue uno screening rapido, il PSR (Periodontal Screening and Recording), promosso anche dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia. Con una sonda dalla punta arrotondata si esplora il solco attorno ai denti, divisi in sei settori, e si assegna a ciascun settore un punteggio. Se il punteggio indica un possibile coinvolgimento dei tessuti profondi, si passa all'esame completo.
Sondaggio parodontale completo
Con una sonda millimetrata si misura la profondità del solco in sei punti attorno a ogni dente. In una gengiva sana il solco è profondo in genere fino a 3 millimetri e non sanguina. Profondità maggiori indicano la presenza di tasche parodontali, spazi in cui la gengiva si è staccata dal dente. Durante il sondaggio si registrano anche il sanguinamento, la recessione, la mobilità dei denti e l'eventuale coinvolgimento delle zone in cui le radici si dividono. Tutti i dati confluiscono in una cartella parodontale.
Radiografie
Le radiografie mostrano quanto osso di sostegno è rimasto attorno a ciascun dente e che forma ha il difetto. A seconda del caso si utilizzano radiografie panoramiche, radiografie endorali più dettagliate, oppure entrambe. In situazioni particolari si possono richiedere esami aggiuntivi, per esempio microbiologici.
Al termine, la malattia viene classificata per stadio e grado secondo la classificazione internazionale del 2017, e il quadro viene spiegato al paziente insieme alle possibili strade di terapia.
Come distinguere la gengivite dalla parodontite
A occhio nudo le due condizioni si assomigliano: in entrambe le gengive sono rosse e sanguinano. La differenza sta sotto la superficie.
Caratteristica | Gengivite | Parodontite |
Tessuti coinvolti | Solo la gengiva | Gengiva, legamento e osso di sostegno |
Tasche parodontali | Assenti | Presenti |
Perdita di osso in radiografia | Assente | Presente |
Mobilità dei denti | Assente | Possibile nelle fasi avanzate |
Reversibilità | Reversibile rimuovendo la causa | Il danno non si recupera spontaneamente, la malattia si può arrestare |
Il confine tra le due non è sempre visibile allo specchio, e a volte nemmeno a un esame visivo in studio: lo stabilisce il sondaggio.
I 4 stadi della parodontite
La classificazione internazionale del 2017, definita dalla American Academy of Periodontology e dalla European Federation of Periodontology, descrive la parodontite in quattro stadi. Lo stadio misura quanto la malattia ha già danneggiato i tessuti e quanto sarà complesso trattarla. I criteri principali sono la perdita di attacco tra i denti, la perdita di osso visibile in radiografia e il numero di denti persi a causa della malattia.
Stadio | Perdita di osso | Denti persi per parodontite | In pratica |
I, iniziale | Limitata al terzo superiore della radice, meno del 15% | Nessuno | Tasche poco profonde, spesso senza sintomi |
II, moderata | Nel terzo superiore della radice, tra il 15% e il 33% | Nessuno | Tasche fino a circa 5 millimetri |
III, severa | Estesa al terzo medio della radice o oltre | Fino a 4 | Tasche profonde, difetti ossei, possibile mobilità |
IV, avanzata | Estesa al terzo medio della radice o oltre | 5 o più | Mobilità, spostamento dei denti, masticazione compromessa, necessità di una riabilitazione complessa |
Allo stadio si affianca il grado, indicato con le lettere A, B e C, che stima la velocità con cui la malattia sta avanzando e tiene conto di fattori come fumo e diabete. Stadio e grado insieme permettono di impostare la terapia e di stabilire la frequenza dei controlli. Un quadro più ampio della malattia e delle terapie è nella nostra guida alla parodontite, mentre il significato del grado per la domanda "dopo quanto cadono i denti" è spiegato nell'articolo sulla piorrea.
Quando fare una visita parodontale
Il modo per sapere se si ha una parodontite è il sondaggio parodontale. È un esame rapido e non invasivo, che in genere non richiede anestesia. Vale la pena prenotarlo se si riconosce uno o più dei segnali descritti, se si fuma o si ha il diabete, se in famiglia ci sono casi di parodontite, o semplicemente se non si fa un controllo delle gengive da più di un anno.
Nel nostro studio la valutazione parodontale è seguita dai nostri odontoiatri insieme agli igienisti. Il percorso di cura che segue la diagnosi è descritto nella pagina dedicata alla cura della parodontite. Per fissare un appuntamento si può contattare la segreteria.
Articolo a cura di Dott. Andrea Gerardi, Centro dentale Andriolo. Scopri il team del Centro.
FAQ
Qual è il primo sintomo della parodontite?
Il sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento o l'uso del filo è spesso il primo segnale. Nelle fasi molto iniziali, però, la malattia può non dare alcun sintomo, e nei fumatori il sanguinamento può mancare: solo il sondaggio parodontale permette di rilevarla con certezza.
Come capire se ho la parodontite?
Si può sospettare in caso di sanguinamento gengivale persistente, gengive che sembrano scese, alito cattivo che non migliora o denti che si muovono. La diagnosi però richiede un sondaggio parodontale eseguito in studio e, quando indicato, radiografie per valutare l'osso.
La parodontite fa male?
In genere no, soprattutto nelle fasi iniziali e moderate. Il dolore compare in caso di ascesso o negli stadi avanzati. L'assenza di dolore non significa assenza di malattia, ed è il motivo per cui la parodontite viene spesso diagnosticata tardi.
Come si distingue la gengivite dalla parodontite?
La gengivite riguarda solo la gengiva ed è reversibile. La parodontite ha coinvolto anche l'osso di sostegno: si riconosce dalla presenza di tasche al sondaggio e dalla perdita di osso in radiografia. A occhio nudo la distinzione spesso non è possibile.
Quali sono i 4 stadi della parodontite?
Stadio I (iniziale), stadio II (moderata), stadio III (severa) e stadio IV (avanzata). La classificazione si basa sulla perdita di attacco e di osso, sulla profondità delle tasche, sul numero di denti persi per la malattia e sulla complessità del trattamento necessario.
Quando la parodontite è considerata grave?
Dallo stadio III, quando la perdita di osso si estende al terzo medio della radice o oltre, compaiono tasche profonde e possono esserci mobilità dentale o denti già persi. In questi casi la terapia è più articolata e può comprendere anche interventi chirurgici.
Come si fa la diagnosi di parodontite?
Con la visita parodontale: raccolta delle informazioni sulla salute generale, sondaggio di tutti i denti con una sonda millimetrata e, quando indicato, radiografie. Questi esami permettono di stabilire stadio e grado della malattia secondo la classificazione internazionale.


