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Gengive retratte: cause, rimedi e quando serve l'operazione

1 giorno fa
Tempo di lettura: 11 min

Accorgersi che un dente sembra più lungo di prima, o sentire una fitta di freddo sul colletto bevendo qualcosa di fresco, è spesso il primo contatto con le gengive retratte. È un problema molto comune e, nella maggior parte dei casi, gestibile. In questa guida il nostro studio dentistico spiega perché le gengive si ritirano, se possono tornare come prima, quali rimedi fermano il processo e quando si valuta l'intervento chirurgico.


Cos'è la recessione gengivale: perché il dente sembra più lungo

Le gengive retratte, in termini clinici recessione gengivale, sono una condizione in cui il margine della gengiva si sposta verso la radice del dente e lascia scoperta una parte di radice che normalmente è protetta. La radice esposta è più sensibile agli stimoli termici, più vulnerabile alla carie e più visibile, per cui il dente appare più lungo. La gengiva persa non ricresce spontaneamente, ma il processo si può arrestare eliminandone la causa e, quando indicato, la radice può essere ricoperta con un intervento di chirurgia plastica parodontale.

Per capire perché la radice scoperta dia fastidio basta guardare com'è fatto il dente. La corona, la parte visibile, è rivestita dallo smalto, il tessuto più duro del corpo. La radice invece è rivestita dal cemento, uno strato sottile e molto più tenero, sotto il quale c'è la dentina, attraversata da minuscoli canali che trasmettono gli stimoli verso il nervo. Quando la gengiva si ritira, questa superficie resta esposta agli sbalzi di temperatura, agli acidi e allo spazzolino.

Le parole usate per descrivere il problema sono molte: gengive retratte, ritirate, recesse, abbassate, retrazione o ritiro gengivale. Indicano tutte la stessa condizione.

È un fenomeno molto diffuso. Studi epidemiologici condotti negli Stati Uniti hanno rilevato recessioni di almeno un millimetro in più della metà degli adulti sopra i 30 anni, con una frequenza che aumenta con l'età. Non riguarda però solo le persone anziane: nei giovani adulti è frequente la recessione localizzata su uno o due denti, spesso canini e premolari.


Perché le gengive si ritirano: le cause

Le cause della recessione sono diverse, e riconoscere quella in gioco è il primo passo, perché è su quella che si interviene. Spesso ne agiscono più di una insieme.

•    Spazzolamento traumatico. È uno dei fattori più spesso associati alla recessione nei giovani adulti: setole dure, troppa pressione e movimenti orizzontali consumano la gengiva nel tempo, soprattutto sui denti più sporgenti. Paradossalmente riguarda spesso persone molto attente all'igiene.

•    Parodontite. Negli adulti è la causa principale: l'infiammazione distrugge l'osso di sostegno e la gengiva lo segue verso il basso. In questo caso la recessione interessa di solito più denti e si accompagna ad altri segnali, come sanguinamento e tasche parodontali.

•    Gengiva sottile per costituzione. Alcune persone hanno una gengiva e un osso di rivestimento molto sottili. La classificazione internazionale parla di "fenotipo gengivale sottile": non è una malattia, ma rende il tessuto più vulnerabile a qualsiasi trauma.

•    Posizione dei denti e movimenti ortodontici. Un dente fuori arcata, o una radice spostata con l'ortodonzia verso l'esterno dell'osso che la sostiene, ha una copertura di osso e gengiva più sottile e si ritira più facilmente.

•    Frenulo con inserzione alta. Il frenulo è la piega di tessuto che collega labbro e gengiva: quando si inserisce molto vicino al margine gengivale, i movimenti del labbro esercitano una trazione continua.

•    Bruxismo. Il digrignamento non è considerato una causa diretta della recessione, ma i carichi eccessivi possono contribuire a lesioni del colletto e peggiorare situazioni già a rischio.

•    Piercing a labbro e lingua, che sfregano ripetutamente contro la gengiva.

Canini e premolari sono i denti colpiti più spesso, perché sono quelli in posizione più esterna nell'arcata. Le singole cause, e come riconoscere quale riguarda il proprio caso, sono approfondite nella guida sulle gengive che si ritirano.


Sintomi delle gengive retratte: come riconoscerle

La recessione iniziale in genere non fa male, ed è per questo che spesso viene notata tardi. I segnali più comuni sono:

•    un dente che sembra più lungo rispetto a prima o rispetto ai vicini;

•    sensibilità al freddo, al caldo, ai cibi dolci o acidi, localizzata sul colletto del dente;

•    un cambio di colore vicino alla gengiva, perché la radice è più gialla dello smalto;

•    un piccolo gradino o un incavo che si sente con la lingua o con l'unghia nel punto in cui finisce lo smalto;

•    spazi triangolari scuri tra i denti, quando la recessione interessa anche la gengiva interdentale.

La sensibilità, di solito, compare quando la radice è già scoperta. Per questo è utile, durante le sedute di igiene, chiedere che le recessioni vengano misurate: confrontare le misure nel tempo è l'unico modo per capire se il processo è fermo o sta avanzando.


Le gengive ritirate possono tornare normali?

Da sole, no. La gengiva persa non ha la capacità di ricrescere spontaneamente, e nessun rimedio casalingo, collutorio o dentifricio può farla risalire lungo la radice. Chi legge promesse di questo tipo dovrebbe diffidarne.

Questo però non significa che non si possa fare nulla. Le strade sono due, e rispondono a due obiettivi diversi. La prima è fermare il processo: individuata la causa e corretta, nella maggior parte dei casi la recessione smette di avanzare. È la cosa più importante, perché una recessione stabile, senza sintomi e in una zona poco visibile, spesso non richiede altro che controlli periodici. La seconda è ricoprire la radice: quando ci sono le indicazioni, un intervento di chirurgia plastica parodontale permette di riportare la gengiva sulla radice esposta.

Quanta copertura si può ottenere dipende soprattutto da un fattore: lo stato della gengiva e dell'osso tra un dente e l'altro. È il criterio su cui si basa la classificazione descritta più avanti.


Rimedi per le gengive retratte: cosa aiuta e cosa non basta

I rimedi non chirurgici hanno un obiettivo preciso: fermare la recessione e ridurre i sintomi. Non ricostruiscono il tessuto perso, ma sono la base di qualsiasi percorso, anche quando poi si decide di intervenire chirurgicamente.

•    Correggere la tecnica di spazzolamento. Spazzolino a setole morbide, pressione leggera, movimenti dalla gengiva verso il dente e non orizzontali. Lo spazzolino elettrico con controllo della pressione aiuta chi tende a premere troppo.

•    Pulire gli spazi interdentali senza traumi, con scovolini della misura giusta o con il filo, senza forzare.

•    Trattare la causa di fondo: la terapia parodontale se la recessione è legata alla parodontite, una valutazione ortodontica se il problema è la posizione del dente.

•    Ridurre i fattori aggravanti, per esempio con un bite su misura in caso di bruxismo.

•    Ridurre la sensibilità con dentifrici e prodotti desensibilizzanti, che agiscono sul sintomo e non sulla causa.

•    Sedute di igiene professionale regolari, durante le quali misurare le recessioni nel tempo.

Oil pulling, aloe, oli essenziali e altri rimedi naturali possono al massimo ridurre un'infiammazione superficiale, ma non fermano una recessione legata a un trauma o alla struttura del tessuto e non ricoprono la radice. Il bicarbonato, in particolare, è abrasivo e può peggiorare la recessione da spazzolamento. Ogni rimedio, con quello che può e non può fare, è analizzato nella guida sui rimedi per la recessione gengivale.


Quando serve l'operazione per le gengive ritirate

L'intervento non è la risposta a ogni recessione. Si valuta quando c'è almeno una di queste condizioni:

•    la recessione progredisce, documentata da misure ripetute nel tempo;

•    la sensibilità è importante e non risponde ai trattamenti desensibilizzanti;

•    la radice esposta è a rischio di carie o presenta già lesioni del colletto;

•    la gengiva attorno al dente è troppo sottile o manca di una fascia di gengiva resistente, e rende difficile pulire senza traumi;

•    la recessione crea un problema estetico che la persona vive come rilevante;

•    si deve eseguire un trattamento, ortodontico, protesico o implantare, in una zona con tessuti già fragili.


La classificazione: cosa ci si può aspettare

Per stabilire quanto la radice possa essere ricoperta, i parodontologi utilizzano la classificazione proposta da Cairo e colleghi nel 2011 e adottata dalla classificazione internazionale del 2017. Il criterio è lo stato dei tessuti tra un dente e l'altro, perché è da lì che la gengiva riceve il sostegno per risalire sulla radice.

Tipo

Cosa significa

Cosa ci si può aspettare

RT1

Recessione senza perdita di attacco tra i denti: la gengiva interdentale è integra

La copertura completa della radice è un obiettivo realistico nella maggior parte dei casi

RT2

C'è una perdita di attacco tra i denti, ma inferiore o uguale a quella sul lato visibile

La copertura è possibile, ma non sempre completa

RT3

La perdita di attacco tra i denti è maggiore di quella sul lato visibile

La copertura completa non è ottenibile; l'intervento, se indicato, ha altri obiettivi

 

Da questa tabella discende una conseguenza pratica: le recessioni legate allo spazzolamento, che in genere non coinvolgono la gengiva tra i denti, sono spesso quelle con le prospettive migliori. Le recessioni legate alla parodontite, che ha già ridotto l'osso tra i denti, rientrano più spesso nei tipi RT2 e RT3.


Come funziona l'intervento

Gli interventi per ricoprire le radici fanno parte della chirurgia plastica parodontale, detta anche mucogengivale. Il principio è riportare la gengiva sopra la radice esposta e, nella maggior parte dei casi, ispessirla, perché una gengiva più spessa è più stabile nel tempo. Le tecniche si differenziano per il modo in cui la gengiva viene spostata e per l'eventuale uso di un innesto.

•    Lembo riposizionato coronalmente: la gengiva vicina alla recessione viene scollata e fatta scorrere verso la corona, fino a coprire la radice.

•    Innesto di tessuto connettivo: un piccolo frammento di tessuto prelevato dal palato viene posizionato sotto la gengiva per ispessirla. È spesso associato al lembo o a tecniche che lavorano "a tunnel", senza incisioni tra i denti.

•    Innesto gengivale libero: si usa soprattutto quando manca una fascia di gengiva resistente attorno al dente, più che per ricoprire la radice.

•    Sostituti del tessuto connettivo: in casi selezionati si possono utilizzare matrici che evitano il prelievo dal palato.

La scelta dipende dal tipo di recessione, dallo spessore dei tessuti, dal numero di denti coinvolti e dalle esigenze della persona, e viene discussa prima dell'intervento. L'intervento si esegue in anestesia locale; nei giorni successivi è normale un fastidio, soprattutto nella zona del palato quando è stato fatto un prelievo. Come si svolgono l'intervento e il recupero è descritto nella guida sull'innesto gengivale.


Perché eliminare la causa resta indispensabile

Anche l'intervento meglio riuscito non tiene nel tempo se la causa della recessione è ancora attiva. Una gengiva ricoperta che continua a essere spazzolata con troppa forza, o un dente che resta fuori dal suo osso di supporto, tendono a ritirarsi di nuovo. Per questo la correzione della tecnica di igiene, e quando serve il trattamento ortodontico o parodontale, precede o accompagna sempre la chirurgia.


Gengive retratte e apparecchio ortodontico

Una domanda che arriva spesso riguarda la recessione comparsa durante o dopo un trattamento ortodontico. Il meccanismo è preciso: ogni radice è avvolta da una lamina di osso, che sul lato esterno dei denti anteriori è spesso molto sottile. Se un movimento ortodontico spinge la radice verso l'esterno, oltre il limite di quell'osso, la lamina può assottigliarsi o mancare del tutto, e la gengiva che la ricopre perde il suo sostegno. In una persona con gengiva sottile basta poi un trauma modesto, come uno spazzolamento energico, perché la recessione compaia.

Questo non significa che l'ortodonzia provochi recessioni: nella gran parte dei casi i denti vengono spostati entro i limiti dell'osso e i tessuti restano stabili, e un dente riportato in arcata può anzi trovarsi in una posizione più favorevole di prima. Significa che, prima di un trattamento ortodontico, vale la pena valutare spessore della gengiva e posizione delle radici, e in alcuni casi ispessire i tessuti prima di iniziare. Se la recessione è già presente e legata alla posizione del dente, riallineare il dente è spesso parte della soluzione, perché riporta la radice dentro il suo osso.


Le gengive retratte fanno perdere i denti?

Nella maggior parte dei casi no. Una recessione isolata, legata allo spazzolamento o alla posizione di un dente, in una bocca per il resto sana, raramente mette a rischio il dente. Il discorso cambia quando la recessione è uno dei segni di una parodontite: in quel caso il problema non è la gengiva che si ritira ma l'osso che si perde, ed è la malattia a dover essere trattata. Ne parliamo nell'articolo sulla piorrea. C'è poi un rischio indiretto: la radice scoperta è più vulnerabile alla carie e all'usura, che possono danneggiare il dente se non vengono intercettate.


Come valutiamo e trattiamo la recessione nel nostro studio

La valutazione parte dalla misura: quanti millimetri di radice sono scoperti, quanto è spessa la gengiva, com'è la situazione tra i denti, qual è la causa. Queste misure vengono registrate e confrontate nel tempo, per distinguere le recessioni stabili da quelle che avanzano.

La parte parodontale e la chirurgia mucogengivale sono seguite dai nostri odontoiatri. Quando la recessione è legata alla posizione dei denti o si inserisce in un piano di cura più ampio, il caso viene pianificato insieme agli altri professionisti del centro, per esempio con l'ortodontista. Alcuni casi seguiti sono raccolti nella pagina dei casi clinici documentati, mentre il percorso di cura è descritto nella pagina dedicata alla recessione gengivale.

Quando si nota un dente che sembra più lungo o una sensibilità nuova sul colletto, una valutazione permette di capire se la recessione è stabile o sta avanzando, e se è il caso di intervenire. Per fissare un appuntamento si può contattare la segreteria.


Articolo a cura di Dott. Andrea Gerardi, Centro dentale Andriolo. Scopri il team del Centro.


FAQ


Le gengive ritirate possono tornare normali?

Non spontaneamente: la gengiva persa non ricresce da sola. Si può fermare il processo eliminandone la causa e, quando ci sono le indicazioni, ricoprire la radice con un intervento di chirurgia plastica parodontale. Quanta copertura si può ottenere dipende dallo stato dei tessuti tra un dente e l'altro.


Come fermare il ritiro delle gengive?

Bisogna agire sulla causa: correggere la tecnica di spazzolamento con uno spazzolino morbido e una pressione leggera, trattare la parodontite se presente, usare un bite su misura in caso di bruxismo e fare sedute di igiene regolari. Queste misure in genere arrestano la recessione, ma non ricostruiscono il tessuto già perso. Dopo la terapia parodontale la gengiva, sgonfiandosi, può apparire più ritirata: non è un peggioramento, ma il suo livello reale.


Come si capisce se le gengive si stanno ritirando?

I segnali più comuni sono un dente che sembra più lungo, sensibilità al freddo sul colletto, un cambio di colore vicino alla gengiva e un piccolo incavo che si sente con la lingua. Per sapere se la recessione sta avanzando serve misurarla nel tempo durante le visite.


L'operazione per le gengive ritirate fa male?

L'intervento si esegue in anestesia locale. Nei giorni successivi è normale un fastidio, più marcato nella zona del palato quando si preleva un innesto, che in genere si attenua nell'arco di una o due settimane ed è gestito con i farmaci indicati dal clinico.


Le gengive ritirate per lo spazzolamento si possono recuperare?

In molti casi la radice può essere ricoperta. Le recessioni da spazzolamento di solito non coinvolgono la gengiva tra i denti e rientrano nel tipo RT1, quello in cui la copertura completa della radice è un obiettivo realistico. Perché il risultato duri, però, è indispensabile correggere la tecnica di spazzolamento.


Le gengive ritirate fanno perdere i denti?

Una recessione isolata, in una bocca sana, raramente mette a rischio il dente. Il rischio aumenta quando la recessione è il segno di una parodontite, che riduce l'osso di sostegno, o quando la radice scoperta sviluppa carie non trattate.


Gengive che si ritirano: quando preoccuparsi?

Quando la recessione avanza nel tempo, quando compare su più denti insieme a sanguinamento o denti che si muovono, o quando la sensibilità diventa difficile da gestire. Una recessione stabile e senza sintomi in genere richiede solo controlli periodici, ma va misurata per sapere se è davvero stabile.


Cosa fare se le gengive si ritirano?

Il primo passo è capire la causa con una visita, perché il trattamento cambia molto se si tratta di spazzolamento traumatico, parodontite o posizione del dente. Nel frattempo conviene passare a uno spazzolino morbido, ridurre la pressione ed evitare i movimenti orizzontali, senza smettere di pulire la zona.


Perché si ritirano le gengive?

Le cause più frequenti sono lo spazzolamento troppo energico e la parodontite. Contribuiscono anche una gengiva sottile per costituzione, la posizione dei denti, un frenulo con inserzione alta e i piercing orali, mentre il bruxismo può aggravare situazioni già a rischio. Spesso agiscono più cause insieme.

 
 
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